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lunedì 30 settembre 2013

IL PAPA AI CATECHISTI: NON AVERE PAURA DI USCIRE DAI NOSTRI SCHEMI PER SEGUIRE DIO, PERCHÉ DIO VA SEMPRE OLTRE

Città del Vaticano, 28 settembre 2013 (VIS). "La catechesi è un pilastro per l’educazione della fede (...). Anche se a volte può essere difficile, si lavora tanto, ci si impegna e non si vedono i risultati voluti, educare nella fede è bello! È forse la migliore eredità che noi possiamo dare: la fede! (...) Catechista è una vocazione: 'essere catechista', (...) non lavorare da catechista. Badate bene, non ho detto 'fare' i catechisti, ma 'esserlo', perché coinvolge la vita. Si guida all’incontro con Gesù con le parole e con la vita, con la testimonianza. (...) A me piace ricordare quello che san Francesco di Assisi diceva ai suoi frati: 'Predicate sempre il Vangelo e, se fosse necessario, anche con le parole'. (...) Che la gente veda nella nostra vita il Vangelo, possa leggere il Vangelo. (...) Noi dobbiamo ripartire da Cristo, da questo amore che Lui ci dà".

Nel pomeriggio di ieri, nell'Aula Paolo VI, Papa Francesco ha salutato con queste parole i partecipanti al Congresso Internazionale sulla Catechesi promosso in occasione dell’Anno della fede dal Pontificio Consiglio per la Promozione della Nuova Evangelizzazione.

Per ripartire da Cristo il Papa ha enumerato tre cose: "Come facevano i vecchi gesuiti… uno, due e tre! Prima di tutto, ripartire da Cristo significa avere familiarità con Lui (...): Gesù lo raccomanda con insistenza ai discepoli nell’Ultima Cena, quando si avvia a vivere il dono più alto di amore, il sacrificio della Croce. Gesù utilizza l’immagine della vite e dei tralci e dice: rimanete nel mio amore, rimanete attaccati a me, come il tralcio è attaccato alla vite. Se siamo uniti a Lui possiamo portare frutto, e questa è la familiarità con Cristo. (...) La prima cosa, per un discepolo, è stare con il Maestro, ascoltarlo, imparare da Lui. Io vi domando: Come state alla presenza del Signore? Quando vai dal Signore, guardi il Tabernacolo, che cosa fate? Senza parole… Ma io dico, dico, penso, medito, sento… Molto bene! Ma tu ti lasci guardare dal Signore? Lasciarci guardare dal Signore. Lui ci guarda e questa è una maniera di pregare. (...) Se nel nostro cuore non c’è il calore di Dio, del suo amore, della sua tenerezza, come possiamo noi, poveri peccatori, riscaldare il cuore degli altri?".

Nello spiegare il secondo elemento, Papa Francesco ha affermato: "Ripartire da Cristo significa imitarlo nell’uscire da sé e andare incontro all’altro. Questa è un’esperienza bella, e un po’ paradossale. Perché? Perché chi mette al centro della propria vita Cristo, si decentra! Più ti unisci a Gesù e Lui diventa il centro della tua vita, più Lui ti fa uscire da te stesso, ti decentra e ti apre agli altri. Questo è il vero dinamismo dell’amore, questo è il movimento di Dio stesso! Dio è il centro, ma è sempre dono di sé, relazione, vita che si comunica… (...) Il cuore del catechista vive sempre questo movimento di 'sistole - diastole': unione con Gesù - incontro con l’altro. (...) Se manca uno di questi due movimenti il cuore non batte più, non può vivere. Riceve in dono il kerigma, e a sua volta lo offre in dono".

"E il terzo elemento (...) sta sempre in questa linea: ripartire da Cristo significa non aver paura di andare con Lui nelle periferie. Qui mi viene in mente la storia di Giona, una figura davvero interessante, specialmente nei nostri tempi di cambiamenti e di incertezza. Giona è un uomo pio, con una vita tranquilla e ordinata; questo lo porta ad avere i suoi schemi ben chiari e a giudicare tutto e tutti con questi schemi, in modo rigido. (...) Perciò quando il Signore lo chiama e gli dice di andare a predicare a Ninive, la grande città pagana, Giona non se la sente. Andare là! Ma io ho tutta la verità qui!. (...) Ninive è al di fuori dei suoi schemi, è alla periferia del suo mondo. E allora scappa, (...) si imbarca su una nave".

La storia di Giona "ci insegna a non aver paura di uscire dai nostri schemi per seguire Dio, perché Dio va sempre oltre. (...) Dio non ha paura! (...) È sempre oltre i nostri schemi! Dio non ha paura delle periferie. Ma se voi andate alle periferie, lo troverete lì. Dio è sempre fedele, è creativo. (...) E la creatività è come la colonna dell’essere catechista. Dio è creativo, non è chiuso, e per questo non è mai rigido. Dio non è rigido! Ci accoglie, ci viene incontro, ci comprende. Per essere fedeli, per essere creativi, bisogna saper cambiare. (...) Se un catechista si lascia prendere dalla paura, è un codardo; se un catechista se ne sta tranquillo, finisce per essere una statua da museo (...) Quello che dirò adesso lo ho detto tante volte, ma mi viene dal cuore di dirlo. Quando noi cristiani siamo chiusi nel nostro gruppo, nel nostro movimento, nella nostra parrocchia, nel nostro ambiente, rimaniamo chiusi e ci succede quello che accade a tutto quello che è chiuso; quando una stanza è chiusa incomincia l’odore dell’umidità. E se una persona è chiusa in quella stanza, si ammala! Quando un cristiano è chiuso nel suo gruppo, nella sua parrocchia, nel suo movimento, è chiuso, si ammala. Se un cristiano esce per le strade, nelle periferie, può succedergli quello che succede a qualche persona che va per la strada: un incidente. Tante volte abbiamo visto incidenti stradali. Ma io vi dico: preferisco mille volte una Chiesa incidentata, e non una Chiesa ammalata!".

"Ma attenzione! Gesù non dice: andate, arrangiatevi. No, non dice quello! - ha esclamato il Papa al termine del suo discorso - Gesù dice: Andate, io sono con voi! Questa è la nostra bellezza e la nostra forza: se noi andiamo, se noi usciamo a portare il suo Vangelo con amore, con vero spirito apostolico, con parresia, Lui cammina con noi, ci precede (...) Quando noi pensiamo di andare lontano, in una estrema periferia, e forse abbiamo un po’ di timore, in realtà Lui è già là: Gesù ci aspetta nel cuore di quel fratello, nella sua carne ferita, nella sua vita oppressa, nella sua anima senza fede".


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